Livorno, 14 ottobre 2026 – A distanza di 35 anni dal tragico disastro del Moby Prince, una nuova luce potrebbe essere fatta sulla vicenda che vide la collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, causando la morte di 140 persone. La Commissione parlamentare d’inchiesta, riattivata con l’obiettivo di fare piena chiarezza sulle cause e le responsabilità, sta intensificando i suoi sforzi, puntando a ottenere informazioni cruciali da fonti internazionali.
L’Inchiesta e la Richiesta di Dati
L’Onorevole Ugo Cappellacci (Forza Italia), presidente della Commissione, ha annunciato un’iniziativa determinante: la richiesta ufficiale dei dati radar a Stati Uniti, Francia e NATO. Questa mossa mira a ricostruire con maggiore precisione la dinamica degli eventi accaduti la notte del 10 aprile 1991 nel tratto di mare antistante il porto di Livorno. La tesi, rilanciata anche da esponenti politici e associazioni dei familiari delle vittime, suggerisce l’esistenza di elementi esterni alla sola collisione, mai pienamente indagati.
La ricerca di dati radar da parte di entità militari e governative straniere è considerata fondamentale per verificare l’eventuale presenza di altre unità navali o aeromobili nella zona dell’incidente, un aspetto che potrebbe radicalmente modificare la comprensione dei fatti. Le precedenti inchieste non hanno mai avuto accesso a un quadro informativo così ampio, rendendo questa fase dei lavori della Commissione particolarmente significativa.
La Memoria del Disastro e la Ricerca della Verità
Il disastro del Moby Prince rappresenta una ferita ancora aperta nella storia marittima italiana. Nonostante anni di processi, perizie e dibattiti, molte ombre persistono. La Commissione parlamentare si è impegnata a riesaminare ogni aspetto, con l’intento di fornire risposte definitive ai familiari delle vittime, che da decenni chiedono giustizia e verità complete. L’ottenimento di dati radar da parte di potenze militari e organizzazioni internazionali potrebbe essere la chiave di volta per svelare scenari finora rimasti nell’ombra.
L’attenzione è ora rivolta alle risposte che giungeranno da Washington, Parigi e Bruxelles, con la speranza che la collaborazione internazionale possa finalmente contribuire a chiudere uno dei capitoli più dolorosi e controversi della cronaca italiana.
